La Cina accelera sull’intelligenza artificiale con investimenti record, scuole hi‑tech e robotica avanzata, puntando a superare gli Stati Uniti e ridefinire gli equilibri globali dell’innovazione tecnologica
La Cina accelera sull’IA: studenti, robot e un progetto che punta al 2030.
La Cina sta davvero spingendo forte sull’intelligenza artificiale, tanto da far pensare che stia cercando di raggiungere gli Stati Uniti sotto il profilo tecnologico. Il governo ha messo in campo un enorme piano da circa 200 miliardi di dollari per finanziare la ricerca sull’IA e portarla subito nelle scuole. A Pechino, nella scuola Guangkumen nel distretto di Dongcheng, circa 2.500 studenti delle scuole medie e delle scuole superiori hanno iniziato a studiarla in tutte le materie già dallo scorso anno. In arte, ad esempio, usano modelli di IA sviluppati in Cina per generare immagini o ritoccare lavori digitali, una cosa che sembra molto interessante, anche se forse un po’ impegnativa per qualcuno.
La parte pratica è altrettanto affascinante: nei laboratori di robotica, gli studenti assemblano robot usando kit forniti dall'istituto scolastico, e molti progetti sono legati all’esplorazione spaziale. I rover, per esempio, devono trasportare materiali e rilasciarli con un braccio meccanico. Tutto viene programmato al computer, riprendendo il lavoro lasciato in sospeso per far funzionare la missione. In un esercizio, un sensore fotoelettrico permette al robot di seguire autonomamente una linea colorata fino al traguardo. Ragazzi così giovani - dodici o tredici anni - si stanno già cimentando con logica, programmazione hardware e software, familiarizzando con l’IA e collaborando su problemi reali. Sembra proprio che li stiano preparando con largo anticipo.
Gli insegnanti non vedono l’IA come qualcosa di minaccioso, ma come un aiuto per rendere lo studio più semplice e preparare gli studenti a un futuro in cui sarà ovunque. E non è un caso isolato: tutto il sistema scolastico pubblico di Pechino si sta muovendo nella medesima direzione. Alla High School numero 12, fondata nel 1934 e con 3.000 studenti, sono stati investiti grandi fondi in computer, tablet, schermi interattivi, microfoni e formazione per i docenti. Anche lì l’IA è ormai parte della routine quotidiana, soprattutto nelle lezioni di inglese, dove si usano piattaforme locali basate sull’intelligenza artificiale per facilitare l’apprendimento.
Tutto questo rientra nel grande progetto governativo “AI Plus”, che punta a rendere l’intelligenza artificiale un elemento centrale della crescita nazionale. Il percorso parte dalla scuola primaria, quando i bambini hanno sei anni, e prosegue per dodici anni di formazione dedicata, con l’obiettivo di creare i talenti del futuro e costruire le fondamenta dell’industria tecnologica cinese. La robotica si inserisce perfettamente in questo quadro. Il Beijing Humanoid Robot Innovation Center (1), inaugurato nel 2023 con fondi pubblici e privati, conta duecento ricercatori provenienti dalle migliori università del Paese, tutti impegnati a portare la Cina ai vertici mondiali entro il 2030.
Il centro si concentra sull’ “embodied intelligence”, un tipo di intelligenza che non vive solo nel software, ma in un corpo fisico capace di percepire, agire e imparare dall’esperienza. A differenza dei vecchi robot che ripetevano comandi fissi, questi nuovi sistemi si adattano, afferrano oggetti, correggono errori e interagiscono con l’ambiente in modo simile agli esseri umani, grazie alla combinazione di corpo e mente artificiale. Alcuni sono pensati come assistenti domestici: parlano, si muovono in modo naturale, svolgono faccende, seguono i bambini nei compiti o segnalano incendi o problemi di salute. È un passaggio che va oltre l’efficienza industriale e punta alla vita quotidiana.
Un esempio significativo è Ubtech Robotics, azienda di Shenzhen attiva dal 2012 e ormai tra i leader mondiali nei robot umanoidi intelligenti. I loro modelli convivono con le persone, svolgono compiti al loro posto, si muovono liberamente, imparano nuove abilità, lavorano senza sosta e, in alcuni casi, riescono persino a sostituire da soli la batteria quando è scarica. Questo dà un’idea delle fabbriche del futuro in Cina: automazione avanzata e presenza umana ridotta al minimo, con “dark factory” gestite quasi interamente da macchine.
Anche le grandi aziende dell’elettronica stanno seguendo questa direzione. Dreame, leader negli elettrodomestici intelligenti, ha aperto il nuovo quartier generale a Suzhou, nel sud‑est della Cina, a circa 1.200 chilometri da Pechino. Suzhou è un enorme polo economico con 13 milioni di abitanti, un PIL altissimo e oltre 600 aziende legate alla robotica. Qui la robotizzazione non è un progetto futuro, ma un settore già pienamente industrializzato. I centri di test addestrano i robot in scenari reali, raccogliendo dati da ogni movimento per renderli più autonomi, precisi e affidabili.
Gli esperti sostengono che l’impatto vada ben oltre la tecnologia: riguarda l’intera economia, perché l’IA può aumentare la produttività, migliorare il mercato del lavoro e far crescere l’efficienza generale. Per la Cina, investire in intelligenza artificiale, robotica e formazione dei giovani è una strategia di lungo periodo per ottenere un vantaggio competitivo. L’obiettivo è integrare l’IA ovunque: nelle scuole, nelle fabbriche, nei centri di ricerca e nelle case. Il ritmo è rapidissimo e potrebbe cambiare gli equilibri globali. La Cina vuole guidare l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, facendo della tecnologia uno dei pilastri della sua crescita economica e sociale. Anche se alcune parti di questo percorso sono complesse da spiegare, la direzione è chiarissima.
Riferimenti:
(1) Beijing Humanoid Robot Innovation Center
Descrizione foto: La Cina accelera sull’IA: studenti, robot. - Credit: IA.
Ricerca giornalistica a cura della Redazione ECplanet