Obesità infantile, cibi ultra‑processati ed edulcoranti nascosti: in Italia cresce un’emergenza silenziosa che minaccia bambini e adulti. Scopri cause, rischi e soluzioni pratiche per un’alimentazione più sana
Dieta mediterranea tradita: come gli ultra‑processati stanno cambiando le nostre abitudini.
Negli ultimi anni il tema dell’alimentazione è diventato sempre più centrale, soprattutto quando si parla di bambini e adolescenti. Nonostante l’Italia sia la patria della dieta mediterranea e di prodotti enogastronomici di altissima qualità, i dati sull’obesità continuano a peggiorare. Durante la Giornata Mondiale dell’Obesità, celebrata il 4 marzo 2026, è emerso un quadro preoccupante: il 40% degli adulti italiani è in sovrappeso e quasi un bambino su cinque presenta lo stesso problema. Numeri che, negli ultimi 25 anni, sono cresciuti in modo significativo.
Nella trasmissione Geo di RAI 3, andata in onda lunedì 9 marzo 2026 la dottoressa Sveva Sagramola (1), conduttrice del prestigioso programma, ha affrontato questa tematica con due noti ospiti.
È emerso che, secondo Riccardo Fargione (2), economista e direttore della Fondazione Aletheia, una delle cause principali è l’aumento del consumo di cibi ultra-processati. Si tratta di prodotti molto lontani dalla loro forma naturale, ricchi di additivi, edulcoranti, esaltatori di sapidità e altre sostanze che ne modificano gusto e consistenza. L’obiettivo dell’industria è chiaro: renderli irresistibili e, di fatto, creare una sorta di dipendenza. Non è un caso che molti dolci industriali abbiano sapori intensi e appaganti, difficili da abbandonare.
Mentre la nutrizionista Stefania Ruggeri (3) sottolinea come il problema sia multifattoriale: mangiamo troppo, ci muoviamo poco e viviamo in un contesto dove il cibo è sempre disponibile. Basta guardare gli scaffali dei supermercati per rendersi conto dell’enorme quantità di prodotti dolciari pronti all’uso. E nelle case, spesso, non mancano mai almeno tre o quattro pacchi di biscotti. A questo si aggiunge un aspetto biologico: l’essere umano è naturalmente attratto dal sapore dolce. Studi dell’University of Oxford mostrano che persino i feti reagiscono con piacere ai sapori zuccherati assunti dalla madre (*).
Il problema non è demonizzare i dolci, ma capire quali scegliere e con quale frequenza consumarli. Molti prodotti confezionati sono ultra-processati, ma non tutti: esistono anche biscotti semplici, con pochi ingredienti, simili a quelli fatti in casa. La regola d’oro è controllare la lista degli ingredienti: più è breve, meglio è. Quando compaiono nelle confezioni sigle come ad esempio E491 o nomi di sostanze che non useremmo mai in cucina, è un segnale d’allarme.
Gli edulcoranti artificiali, spesso presenti nei prodotti “senza zucchero”, non sono una soluzione innocua. Sostanze come acesulfame K (E950), ciclammati o saccarina, se consumate abitualmente, possono alterare il microbiota intestinale e aumentare il rischio di diverse patologie. Uno studio francese ha persino evidenziato un’associazione tra consumo frequente di edulcoranti e un rischio maggiore di tumori. Per questo, paradossalmente, è meglio un dolce con zucchero vero, purché consumato con moderazione, piuttosto che un prodotto pieno di sostituti chimici.
Un altro aspetto critico è il cosiddetto “bliss point” (punto di beatitudine), ovvero la quantità ideale di un ingrediente (di solito zucchero, sale o grassi) presente in un cibo che ne esalta l’attrattiva, rendendolo irresistibile. Elaborato dallo psicofisico Howard Moskowitz negli anni ’70, questo principio punta a creare la combinazione perfetta che stimola dopamina e favorisce consumo ripetuto. L’industria alimentare lo conosce bene e lo utilizza per rendere i prodotti irresistibili. Non sorprende che alcuni studi paragonino la dipendenza da cibi ultra-processati a quella dal fumo.
Come possiamo allora proporre alternative sane ai nostri figli? Ruggeri suggerisce di puntare sui dolci fatti in casa, che permettono di controllare gli ingredienti e ridurre zuccheri e grassi. Torte allo yogurt greco, frutta fresca, frutta secca, crepes semplici con miele: sono tutte opzioni rapide, nutrienti e appaganti. La colazione può essere più abbondante, mentre la merenda dovrebbe rimanere leggera e proporzionata all’attività fisica dei ragazzi.
Infine, è fondamentale recuperare un rapporto più consapevole con il cibo. Non si tratta di seguire rigidi divieti, ma di rieducare il nostro comportamento alimentare: mangiare senza distrazioni, assaporare ciò che abbiamo nel piatto, scegliere ingredienti semplici e naturali. Come ricordano gli esperti, basta poco per migliorare la qualità della nostra alimentazione. Lo zucchero non è un nemico da eliminare, ma un elemento da usare con equilibrio, preferibilmente all’interno di preparazioni fatte in casa.
(*) Da una ricerca, la redazione di ECplanet non ha trovato alcun studio recente dell’University of Oxford. L’unico risultato collegato a Oxford riguarda Oxford Academic, che è una piattaforma editoriale, non uno studio condotto dall’University of Oxford, viene citato nella National Library of Medicine(4). Tuttavia, esistono studi più recenti della Durham University (Fetuses react to taste and smell in the womb (5)), della Aston University (Babies react to taste and smell in the womb - new research (6)) e anche Neuroscience News pubblica un articolo (First Direct Evidence That Babies React to Taste and Smell in the Womb (7)), che avvalorano le tesi del dottor Stefania Ruggeri.
Riferimenti:
(1) Geo - RaiPlay / conduttori: Sveva Sagramola, Emanuele Biggi
(3) Stefania Ruggeri
(4) Differential facial responses to four basic tastes in newborns
(5) Fetuses react to taste and smell in the womb
(6) Babies react to taste and smell in the womb – new research
(7) First Direct Evidence That Babies React to Taste and Smell in the Womb
Descrizione foto: Varie confezioni di biscotti. - Credit: Redazione ECplanet.
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