La moda dei prodotti proteici cresce ovunque, ma sono davvero utili o solo marketing? In poche righe scoprirai cosa contengono davvero gli alimenti “high protein”, quanto costano e perché spesso non sono la scelta più sana
L’illusione del proteico: tra marketing, ultraprocessati e salute reale.
Questo articolo rielabora e approfondisce i contenuti del servizio “La moda del carrello” (1), trasmesso dal programma Mi manda Rai Tre nel novembre 2025. L’analisi si concentra sulla crescente diffusione dei cosiddetti “prodotti proteici”, una categoria che oggi comprende yogurt, snack, pane e pasta arricchiti con proteine di diversa origine. L’obiettivo è esaminare l’evoluzione di questo fenomeno attraverso un approccio multidisciplinare, considerando gli aspetti nutrizionali, industriali e comunicativi. In particolare, si indaga il rapporto tra l’effettivo valore fisiologico dell’incremento proteico e le strategie di marketing che ne sostengono la popolarità nei moderni contesti di consumo.
L’ossessione per il “proteico” ha invaso gli scaffali dei supermercati, ma dietro le etichette accattivanti spesso si nasconde una moda costosa, ultraprocessata e non sempre alleata della nostra salute.
La nuova religione del “high protein”
Da qualche anno le proteine sono diventate la regina delle diete: barrette, pane, yogurt, budini, creme spalmabili, perfino mozzarelle promettono “alto contenuto proteico” e forma fisica garantita. Le vendite crescono e sembra che tutti vogliano mangiare come atleti professionisti, anche se passano più tempo in ufficio che in palestra. Ma la domanda cruciale è: cosa c’è davvero dentro questi prodotti e a quale prezzo, non solo economico ma anche per la salute?
Dentro il carrello: più marketing che nutrizione
Il viaggio tra le corsie mostra il trucco principale: si parte da un alimento comune, lo si arricchisce con proteine a basso costo e lo si rivende come prodotto “speciale”, spesso a un prezzo raddoppiato. Nel pane proteico, per esempio, basta aggiungere glutine di frumento e qualche seme per poterlo definire “ricco di proteine”, portando il prezzo da circa 2,23 a 4,48 euro al chilo. Le barrette proteiche contengono gli stessi macronutrienti di frutta secca e semi, ma qualitativamente inferiori e privi di vitamine, e arrivano a costare l’equivalente di 52 euro al chilo contro i circa 20 euro della frutta secca.
La stessa logica vale per le creme e i dolci proteici: si tolgono zuccheri, si aggiungono proteine del latte e una lunga lista di additivi per recuperare gusto e consistenza. Risultato: prodotti ultraprocessati che sembrano sani solo perché la parola “proteico” campeggia in grande in etichetta.
Budini, yogurt e dessert: la fabbrica degli ultraprocessati
Un semplice budino fatto in casa richiede quattro ingredienti: latte, amido di mais, zucchero e cacao. Il corrispettivo iperproteico sugli scaffali arriva facilmente a 12–16 ingredienti: proteine del latte, amidi modificati, emulsionanti, addensanti, coloranti ed edulcoranti come acesulfame K e sucralosio. Questi additivi servono a compensare i grassi e gli zuccheri tolti, per mantenere quella consistenza cremosa e quel sapore a cui il consumatore non vuole rinunciare.
La scienza, però, segnala un costo nascosto: molti emulsionanti e additivi alterano il microbiota intestinale, favorendo i batteri “meno amici” della nostra salute a scapito di quelli benefici. L’illusione è quella di poter mangiare dolci “fit” senza sensi di colpa, ma il prezzo lo paga l’intestino, con possibili ricadute sul benessere generale.
Diete iperproteiche: quando il corpo presenta il conto
L’equazione “più proteine = più magrezza” funziona solo a metà. È vero che le proteine saziano di più e possono favorire la perdita di peso, ma un regime iperproteico prolungato può trasformarsi in un boomerang. La storia di Giovanni, 34 anni, lo dimostra: per 30 mesi ha seguito una dieta iperproteica estrema, arrivando fino a 350 grammi di proteine al giorno, principalmente da carne rossa e integratori, abbinata a intensi allenamenti di bodybuilding.
Il risultato è stato drammatico: insufficienza renale cronica, farmaci quotidiani, controlli costanti e una dieta obbligata per non peggiorare la situazione. Un eccesso di proteine rende l’organismo più “acido”, trascina via calcio dall’osso riducendo la densità ossea e alimenta un’infiammazione cronica che indebolisce il sistema immunitario. Inoltre, l’aumento di urea - scarto tossico del metabolismo proteico - sovraccarica i reni, che devono filtrare e smaltire continuamente questa sostanza per evitare che si accumuli nel sangue.
L’inganno delle etichette: quando il “proteico” vale meno del normale
Il paradosso più grande emerge confrontando i valori nutrizionali reali. Una ricotta “iperproteica” da supermercato dichiara 8,5 grammi di proteine per 100 grammi di prodotto, mentre una ricotta biologica ne contiene 9, costando peraltro meno al chilo. Per le mozzarelle, la versione iperproteica segna 20 grammi di proteine per 100 grammi contro i 18 di una mozzarella convenzionale, ma quest’ultima pesa 125 grammi invece di 100 e, alla fine, porta a casa più proteine totali e a un prezzo molto più basso.
Lo stesso copione si ripete con gli yogurt: quello iperproteico arriva a 9,4 grammi di proteine contro gli 8 dello yogurt greco, ma porta con sé edulcoranti e additivi, mentre il greco offre fermenti lattici e frutta senza dolcificanti artificiali. In quasi tutti i casi, il prodotto “high protein” è il più caro, anche quando contiene uguale o meno proteine rispetto all’alternativa normale o biologica. Il messaggio è chiaro: spesso si paga il marketing, non il valore nutrizionale.
Come difendersi: leggere le etichette, non gli slogan
In un mercato dove “proteico” è diventato un marchio emotivo più che nutrizionale, l’unico vero strumento di tutela è l’etichetta. Guardare la tabella dei valori nutrizionali, confrontare i grammi di proteine per 100 grammi e il prezzo al chilo permette di scoprire che un semplice yogurt greco, una ricotta biologica o una mozzarella tradizionale possono offrire più proteine, meno additivi e un costo inferiore.
Le proteine restano fondamentali per la salute, ma non hanno bisogno di travestirsi da slogan: è nel cibo semplice, poco lavorato e scelto con consapevolezza che il corpo trova il suo vero alleato.
Nel servizio “La moda del carrello”, di Matteo Berdini e del videomaker Matteo Delbò, curato dal dottor Federico Ruffo (2), conduttore dello storico programma di Rai3, sono intervenuti: il dottor Daniele Paci (agronomo) (3); il dottor Enzo Spisni (biologo) (4); il dottor Carmine Milone (tecnologo alimentare) (5); la dottoressa Tiziana Stallone (biologa nutrizionista) (6); la dottoressa Stefania Ruggeri (ricercatrice e nutrizionista CREA) (7); il dottor Stefano Erzegovesi (medico nutrizionista) (8).
Riferimenti:
(2) Federico Ruffo
(3) Daniele Paci
(4) Enzo Spisni
(5) Carmine Milone
(6) Tiziana Stallone
(7) Stefania Ruggeri
Descrizione foto: Barretta high protein. - Credit: I.A. - Aggiunta lens flare (riflesso lente): redazione ECplanet.
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